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Francesco Borromini

Foto: AnonymousUnknown author · Public domain · file

Artisti

Francesco Borromini

25 Set 1599 · Bissone 03 Ago 1667 · Roma

Architetto ticinese approdato a Roma da giovane scalpellino, Francesco Borromini reinventò il linguaggio del barocco con piante ondulate, cupole geometriche e un uso della luce senza precedenti. Rivale storico di Gian Lorenzo Bernini, lasciò nella città dei papi alcune delle architetture più audaci del Seicento, ammirate ancora oggi per inventiva e rigore costruttivo.

Luogo di sepoltura

Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, Roma

Roma (RM), Lazio

La vita di Francesco Borromini

Francesco Castelli, questo il nome di nascita, vide la luce a Bissone, sul lago di Lugano, nel 1599, in una terra di maestri costruttori e lapicidi. Giovanissimo lavorò come scalpellino nel cantiere del Duomo di Milano, poi si trasferì a Roma, dove entrò nella bottega del parente Carlo Maderno, architetto della fabbrica di San Pietro. Accanto a lui imparò il mestiere, partecipando ai lavori della basilica e di Palazzo Barberini, dove collaborò anche con Bernini.

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Il primo incarico autonomo importante fu la chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane, per i Trinitari scalzi: uno spazio minuscolo trasformato in un organismo dinamico, con una cupola ovale a lacunari geometrici. Seguirono l'Oratorio dei Filippini accanto alla Chiesa Nuova e, dagli anni Quaranta, Sant'Ivo alla Sapienza, con la sua lanterna a spirale.

Sotto Innocenzo X ricevette incarichi di primo piano, tra cui il rinnovamento della basilica di San Giovanni in Laterano per il Giubileo del 1650 e la prosecuzione della chiesa di Sant'Agnese in Agone a piazza Navona. Lavorò anche al Collegio di Propaganda Fide e realizzò la celebre galleria prospettica di Palazzo Spada. Carattere schivo e intransigente, visse gli ultimi anni in un crescente isolamento e morì a Roma nel 1667.

Opere principali

  • San Carlo alle Quattro Fontane, Roma (dal 1634)
  • Oratorio dei Filippini, Roma
  • Sant'Ivo alla Sapienza, Roma (dal 1642)
  • Rinnovamento di San Giovanni in Laterano per il Giubileo del 1650
  • Sant'Agnese in Agone, piazza Navona (prosecuzione dei lavori)
  • Galleria prospettica di Palazzo Spada, Roma

Perché è ancora ricordato

Dimenticato per lunghi periodi e giudicato con sospetto dai critici neoclassici, Borromini è stato rivalutato nel Novecento come uno dei grandi innovatori dell'architettura europea. Le sue soluzioni spaziali influenzarono il barocco del Piemonte, dell'Europa centrale e della Germania meridionale. Il Canton Ticino lo considera una delle sue figure più illustri, e le sue chiese romane sono meta costante di studenti di architettura e visitatori.

Dove riposa Francesco Borromini

Borromini fu sepolto nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, a Roma, nella stessa tomba di Carlo Maderno, il parente e maestro che lo aveva accolto al suo arrivo in città. È un legame significativo: in quella chiesa entrambi avevano lavorato, e la sepoltura comune chiude idealmente il percorso iniziato nella bottega di Maderno.

Domande frequenti

Per che cosa si ricorda Francesco Borromini?

Architetto ticinese approdato a Roma da giovane scalpellino, Francesco Borromini reinventò il linguaggio del barocco con piante ondulate, cupole geometriche e un uso della luce senza precedenti. Rivale storico di Gian Lorenzo Bernini, lasciò nella città dei papi alcune delle architetture più audaci del Seicento, ammirate ancora oggi per inventiva e rigore costruttivo.

Qual è la data di nascita di Francesco Borromini?

La nascita risale al 25 Settembre 1599 a Bissone.

Qual è la data di morte di Francesco Borromini?

La scomparsa risale al 3 Agosto 1667, a Roma, all'età di 67 anni.

Dove riposa Francesco Borromini?

Secondo le fonti pubbliche consultate dalla redazione: Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, Roma.

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Scheda a cura della redazione di Eternote

Testo originale della redazione, scritto a partire da fonti pubbliche (vedi Fonti). Segnalaci eventuali inesattezze: i dati vengono verificati e aggiornati. Non è un annuncio funebre e non accetta condoglianze o candele virtuali.

Fonti

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