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Tiziano Vecellio

Foto: Titian · Public domain · file

Artisti

Tiziano Vecellio

01 Gen 1488 · Pieve di Cadore 27 Ago 1576 · Venezia

Nessun pittore del Rinascimento ha dato al colore la forza espressiva che gli diede Tiziano Vecellio. Protagonista per oltre sessant'anni della pittura veneziana, lavorò per dogi, papi, re e imperatori, rinnovò la pala d'altare, il ritratto e il soggetto mitologico, e influenzò profondamente la pittura europea dei secoli successivi.

Luogo di sepoltura

Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia

Venezia (VE), Veneto

La vita di Tiziano Vecellio

Nacque a Pieve di Cadore, nelle Dolomiti bellunesi, verso la fine degli anni Ottanta del Quattrocento. Ancora ragazzo fu mandato a Venezia, dove si formò nelle botteghe dei Bellini e collaborò con Giorgione, dal quale assorbì un modo nuovo di costruire la pittura attraverso il colore e la luce.

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La consacrazione arrivò con l'Assunta per la basilica dei Frari, svelata nel 1518: una pala monumentale e dinamica che segnò una svolta nella pittura sacra veneziana. Seguirono la Pala Pesaro, nella stessa chiesa, e capolavori di soggetto profano come l'Amor sacro e Amor profano e i dipinti mitologici per Alfonso d'Este a Ferrara.

Divenuto il pittore più richiesto d'Europa, lavorò per i Gonzaga, i Della Rovere, per cui dipinse la Venere di Urbino, e per i Farnese, ritraendo papa Paolo III. Soprattutto entrò al servizio di Carlo V, che lo nominò conte palatino e di cui realizzò il celebre ritratto equestre dopo la battaglia di Mühlberg. Il rapporto proseguì con Filippo II di Spagna, per il quale dipinse il ciclo mitologico delle cosiddette poesie.

Negli ultimi decenni la sua pittura si fece sempre più libera, fatta di pennellate sciolte e materia densa, come nella Pietà rimasta incompiuta. Morì a Venezia nell'agosto del 1576.

Opere principali

  • Assunta (1516-1518) – basilica dei Frari, Venezia
  • Pala Pesaro – basilica dei Frari, Venezia
  • Amor sacro e Amor profano – Galleria Borghese, Roma
  • Venere di Urbino (1538) – Galleria degli Uffizi, Firenze
  • Carlo V a cavallo a Mühlberg (1548) – Museo del Prado, Madrid
  • Pietà – Gallerie dell'Accademia, Venezia

Perché è ancora ricordato

Le opere di Tiziano sono custodite nei principali musei del mondo e i suoi ritratti hanno fissato per secoli l'immagine del potere europeo. Pittori come Rubens, Velázquez e Rembrandt guardarono a lui come a un modello, e la sua tecnica tarda è considerata un'anticipazione della pittura moderna. Pieve di Cadore conserva la sua casa natale, aperta alle visite, mentre a Venezia due delle sue pale principali si trovano ancora nella chiesa per cui furono dipinte.

Dove riposa Tiziano Vecellio

Tiziano è sepolto nella basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari a Venezia, la stessa chiesa che custodisce l'Assunta e la Pala Pesaro. Nell'Ottocento sulla sua sepoltura fu eretto un grande monumento neoclassico, commissionato dall'imperatore Ferdinando I d'Austria. Riposare accanto ai propri capolavori rende i Frari un luogo unico della memoria artistica veneziana.

Domande frequenti

Per che cosa si ricorda Tiziano Vecellio?

Nessun pittore del Rinascimento ha dato al colore la forza espressiva che gli diede Tiziano Vecellio. Protagonista per oltre sessant'anni della pittura veneziana, lavorò per dogi, papi, re e imperatori, rinnovò la pala d'altare, il ritratto e il soggetto mitologico, e influenzò profondamente la pittura europea dei secoli successivi.

Qual è la data di nascita di Tiziano Vecellio?

La nascita risale al 1 Gennaio 1488 a Pieve di Cadore.

Qual è la data di morte di Tiziano Vecellio?

La scomparsa risale al 27 Agosto 1576, a Venezia, all'età di 88 anni.

Dove riposa Tiziano Vecellio?

Secondo le fonti pubbliche consultate dalla redazione: Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia.

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Scheda a cura della redazione di Eternote

Testo originale della redazione, scritto a partire da fonti pubbliche (vedi Fonti). Segnalaci eventuali inesattezze: i dati vengono verificati e aggiornati. Non è un annuncio funebre e non accetta condoglianze o candele virtuali.

Fonti

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