Il contesto
Il Friuli degli anni Settanta era una regione in trasformazione, segnata da una lunga storia di emigrazione e da un tessuto di piccole imprese e paesi raccolti attorno a chiese, borghi medievali e piazze. Gemona e Venzone conservavano centri storici di grande valore.
La regione era considerata a rischio sismico, ma molte abitazioni erano in muratura tradizionale e non adeguate. L'Italia non disponeva ancora di un sistema organizzato di protezione civile: gli interventi dipendevano dai ministeri, dalle forze armate e dai vigili del fuoco.
Che cosa accadde
La scossa principale durò poco meno di un minuto e colpì in un orario in cui molte famiglie erano in casa. Crollarono abitazioni, chiese, caserme e fabbriche in decine di comuni delle province di Udine e Pordenone; Gemona e Venzone furono tra i centri più colpiti.
Le vittime furono 989 e decine di migliaia di persone rimasero senza casa. Nel settembre successivo due nuove forti scosse fecero crollare molti edifici già lesionati, costringendo gran parte degli sfollati a passare l'inverno lontano dai paesi.
Le date e i fatti principali
- 6 maggio 1976, ore 21 – scossa principale di magnitudo 6,4-6,5
- 989 vittime e decine di migliaia di senzatetto
- Settembre 1976 – nuove forti scosse sugli edifici già lesionati
- Giuseppe Zamberletti commissario straordinario per l'emergenza
- Ricostruzione affidata ai Comuni, con la scelta di ricostruire dov'era e com'era
Dopo la tragedia
Il governo nominò commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che coordinò l'emergenza affidando ampie responsabilità ai sindaci. La ricostruzione, gestita dalla Regione e dai Comuni, diede priorità alle fabbriche e alle case e scelse di ricostruire i paesi nei luoghi d'origine. A Venzone il duomo fu ricomposto pietra su pietra con il metodo dell'anastilosi. L'esperienza friulana, insieme a quella dell'Irpinia, fu all'origine del moderno sistema di protezione civile italiano, e la solidarietà ricevuta, anche dai militari e dagli emigrati, resta parte dell'identità regionale.
Come viene ricordato
Ogni 6 maggio il Friuli ricorda le vittime, con cerimonie a Gemona, Venzone e negli altri comuni colpiti e i rintocchi delle campane alle 21. A Venzone il museo Tiere Motus racconta il terremoto e la ricostruzione, e il duomo restaurato è uno dei simboli della rinascita della regione.
Domande frequenti
Che cosa è stato l'evento «Terremoto del Friuli del 1976»?expand_more
Alle 21 del 6 maggio 1976 un terremoto di magnitudo stimata tra 6,4 e 6,5 colpì il Friuli centrale e settentrionale, con le maggiori distruzioni tra Gemona, Venzone, Osoppo e i paesi pedemontani. Le scosse di settembre completarono la rovina. Morirono 989 persone. La ricostruzione, guidata dalle comunità locali, è diventata un modello per il Paese.
Quando è avvenuto l'evento «Terremoto del Friuli del 1976»?expand_more
Data: 6 Maggio 1976. Luogo: Gemona del Friuli.
Quante vittime ha causato l'evento «Terremoto del Friuli del 1976»?expand_more
Secondo le fonti consultate dalla redazione, le vittime furono 989.
Testo originale della redazione di Eternote, scritto a partire dalle fonti pubbliche indicate. Segnalaci eventuali inesattezze.