Il contesto
Nel 1918 l'Italia era al quarto anno di guerra. Milioni di uomini erano al fronte o nelle retrovie, l'alimentazione era scarsa, molte famiglie vivevano in case sovraffollate e i medici civili erano in parte richiamati sotto le armi. La sanità pubblica disponeva di pochi strumenti: non esistevano antibiotici per le complicanze polmonari e l'agente dell'influenza sarebbe stato isolato solo negli anni Trenta.
Il nome «spagnola» nacque perché la Spagna, neutrale e senza censura di guerra, fu tra i primi Paesi a parlarne apertamente. In Italia, come negli altri Stati belligeranti, le notizie furono a lungo minimizzate per non pesare sul morale della popolazione e delle truppe.
Che cosa accadde
Una prima ondata, nella primavera del 1918, ebbe un andamento piuttosto lieve. Alla fine dell'estate il contagio riprese con molta più forza: tra settembre e novembre la malattia si diffuse dalle caserme e dalle città alle campagne, raggiungendo quasi ogni comune. Il picco dei decessi cadde in ottobre, nelle settimane della battaglia di Vittorio Veneto.
Molte vittime avevano tra i venti e i quarant'anni, e spesso la morte sopraggiungeva per le complicanze polmonari. Scuole, teatri e luoghi di ritrovo vennero chiusi in diverse città, e numerose amministrazioni limitarono i funerali pubblici. Un'ultima ondata, meno grave, si manifestò tra il 1919 e il 1920. Secondo le stime più diffuse i morti in Italia furono circa 600.000.
Le date e i fatti principali
- Primavera 1918 – prima ondata, con mortalità contenuta
- Settembre-novembre 1918 – seconda ondata, la più letale
- Ottobre 1918 – picco dei decessi nel Paese
- 1919-1920 – ultima ondata, di minore intensità
- Circa 600.000 morti stimati in Italia
Dopo la tragedia
Finita l'epidemia, il lutto si confuse con quello della guerra e la spagnola scomparve rapidamente dal discorso pubblico: non ebbe monumenti né commemorazioni ufficiali, e il ricordo sopravvisse soprattutto nelle famiglie, nei registri parrocchiali e negli atti di morte dei comuni. L'esperienza contribuì però, negli anni successivi, al rafforzamento dei servizi di igiene pubblica e della sorveglianza delle malattie infettive. Solo nella seconda metà del Novecento gli storici e i demografi hanno ricostruito l'entità della mortalità, mostrando quanto avesse inciso sulla popolazione giovane.
Come viene ricordato
In Italia non esistono memoriali nazionali dedicati alle vittime della spagnola. Negli anni del centenario, tra il 2018 e il 2020, archivi, musei e istituti storici hanno organizzato studi e iniziative per riportare alla luce i nomi e le storie custoditi nei registri locali, e la pandemia di COVID-19 ha riacceso l'interesse per quella tragedia dimenticata.
Domande frequenti
Che cosa è stato l'evento «Influenza spagnola in Italia»?expand_more
Tra il 1918 e il 1920 l'influenza chiamata «spagnola» attraversò l'Italia in più ondate e causò circa 600.000 morti, un numero paragonabile a quello dei caduti italiani della Grande Guerra. Colpì in modo insolito i giovani adulti e lasciò famiglie e paesi interi in lutto, ma per decenni rimase quasi assente dalla memoria pubblica.
Quando è avvenuto l'evento «Influenza spagnola in Italia»?expand_more
Data: 1 Settembre 1918.
Quante vittime ha causato l'evento «Influenza spagnola in Italia»?expand_more
Secondo le fonti consultate dalla redazione, le vittime furono 600000.
Testo originale della redazione di Eternote, scritto a partire dalle fonti pubbliche indicate. Segnalaci eventuali inesattezze.